Acquedotto Storico di Genova: itinerari e consigli per percorrerlo
Lontano dalle strade più trafficate di Genova, tra i boschi e le colline della Val Bisagno, si snoda un percorso che per secoli ha garantito l'approvvigionamento idrico della città. È l'Acquedotto Storico di Genova, un'antica opera di ingegneria oggi in parte trasformata in un itinerario pedonale, dove si possono ancora osservare ponti in pietra, canali e altre testimonianze del passato.
Con oltre 40 chilometri di sviluppo storico e diversi tratti percorribili, l'acquedotto offre la possibilità di scoprire un lato meno conosciuto di Genova, alternando passeggiate nella natura, piccoli borghi e curiosità storiche.
Se soggiorni all'Hotel Astoria Genova, vicino alla stazione di Brignole, è possibile raggiungere la Val Bisagno con i mezzi pubblici e scegliere uno dei percorsi in base al tempo a disposizione.

La storia dell'Acquedotto di Genova: dalle origini romane a oggi
Per capire quanto l'acquedotto sia stato importante per Genova, bisogna tornare indietro di oltre duemila anni, quando i Romani realizzarono un primo sistema di canali per portare in città l'acqua del torrente Bisagno.
Con il passare dei secoli e la crescita della popolazione, quel primo impianto non fu più sufficiente. A partire dall'XI secolo iniziarono quindi importanti lavori di ampliamento, che proseguirono anche nei secoli successivi, fino a portare l'acquedotto a superare i 40 chilometri di lunghezza.
La cosa interessante è che l'acqua arrivava in città sfruttando semplicemente la forza di gravità: i canali seguivano una pendenza studiata con precisione, mentre ponti e altre strutture permettevano di superare gli ostacoli naturali lungo il tragitto.
Con la costruzione di acquedotti più moderni, nell'Ottocento l'antico sistema iniziò gradualmente a perdere la sua funzione, anche se alcune parti rimasero in uso fino al Novecento. Oggi ciò che ne resta permette non solo di ripercorrere un pezzo della storia di Genova, ma anche di osservare da vicino un'opera ingegneristica che ha funzionato per secoli.
Gli itinerari per scoprire l'Acquedotto Storico
Non serve percorrere l'intero acquedotto per apprezzarne la bellezza. Lungo il tracciato si possono scegliere diversi itinerari, alcuni immersi nel verde della Val Bisagno, altri più vicini al centro cittadino. La guida PedestriBus, realizzata in collaborazione con AMT e il CAI, propone quattro percorsi di lunghezza e caratteristiche differenti.
Da Cavassolo a Molassana, tra ponti e antichi borghi
Questo itinerario di circa 7 chilometri parte da Cavassolo, nell'alta Val Bisagno, e segue l'antico acquedotto fino a Molassana. Il percorso attraversa zone boscose, piccoli nuclei abitati e diversi ponti-canale, tra cui quello sul rio Concasca.
È una bella occasione per camminare lontano dal traffico e osservare come l'acquedotto sia stato costruito adattandosi alla conformazione delle colline genovesi.
L'anello del Geirato e il percorso verso Staglieno
Da Molassana si può scegliere l'anello del Geirato, un percorso di circa 6 chilometri che segue il tracciato seicentesco dell'acquedotto, passando tra boschi e antichi borghi come San Bernardo e Carpi.
Chi preferisce proseguire in direzione del centro può invece seguire l'itinerario Molassana-Staglieno, lungo circa 8 chilometri. Qui si incontrano altri resti delle antiche condotte e si attraversano le colline che sovrastano la Val Bisagno, fino ad arrivare nei pressi del Cimitero Monumentale di Staglieno.
Da Manin al Porto Antico, seguendo l'acquedotto in città
Per chi preferisce una passeggiata urbana, esiste anche un itinerario di circa 3,5 chilometri che parte da Piazza Manin e raggiunge il Porto Antico passando per Castelletto.
A differenza dei precedenti, questo percorso non segue un sentiero continuo dell'acquedotto, ma permette di ricostruire il tragitto dell'acqua attraverso la città, sfruttando anche gli storici ascensori e impianti di risalita genovesi.
Per conoscere nel dettaglio le tappe e i punti di accesso, è possibile consultare la guida PedestriBus dell'Acquedotto Storico, con mappe e indicazioni sui collegamenti pubblici. Prima di partire è comunque consigliabile verificare la percorribilità dei tratti scelti, perché alcuni accessi possono essere soggetti a limitazioni.

Cosa vedere lungo il percorso
Tra le opere più interessanti dell'Acquedotto Storico ci sono i ponti-sifone del Geirato e del Veilino, due grandi strutture ad arcate costruite per risolvere un problema piuttosto concreto: far arrivare l'acqua da una parte all'altra delle valli senza dover seguire lunghi tracciati soggetti a frane.
Il ponte-sifone del Geirato, a Molassana, risale alla fine del Settecento ed è lungo circa 640 metri. Qui l'acqua scorreva all'interno di tubazioni che scendevano verso il fondovalle per poi risalire sul versante opposto, sfruttando il principio dei vasi comunicanti.
Ancora più vicino alla città si trova il ponte-sifone del Veilino, costruito nell'Ottocento su progetto dell'architetto Carlo Barabino. Con le sue 19 arcate attraversa la valle nei pressi del Cimitero Monumentale di Staglieno, offrendo una prospettiva particolare su questa parte di Genova.
Entrambi i ponti sono testimonianze notevoli dell'ingegneria idraulica dell'epoca. Per attraversarli, però, è necessario verificare le aperture gestite dalle associazioni locali, indicate sul sito turistico ufficiale di Genova.
Come raggiungere l'Acquedotto Storico e organizzare la passeggiata
Uno dei vantaggi dell'Acquedotto Storico di Genova è che molti dei suoi percorsi si possono raggiungere con i mezzi pubblici, senza bisogno di utilizzare l'auto.
Per esplorare i tratti della Val Bisagno, il punto di riferimento è Molassana, raggiungibile dal centro anche con la linea 14, che parte dalla stazione di Brignole. Da qui si possono raggiungere diversi accessi all'acquedotto, scegliendo il percorso che preferite. Chi preferisce l'itinerario urbano può invece partire da Piazza Manin, facilmente raggiungibile dal centro.
Prima di mettersi in cammino, consigliamo sempre di consultare le mappe ufficiali e verificare lo stato dei sentieri. Anche se molti tratti non presentano particolari difficoltà, è sempre meglio indossare scarpe comode, portare con sè dell'acqua e considerare che il fondo può essere irregolare o scivoloso dopo la pioggia.
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